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Le sfide del lavoro. Riflessioni a margine di un percorso educativo e culturale

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Questo è un tempo che sfida il lavoro, sono numerose, infatti, le prove a cui lo sottopone:
• quella che riguarda il suo senso, continuamente sfilacciato da più parti e che ha a che fare con domande come queste: cosa significa il lavoro per l’uomo? quale posto occupa nella vita?
• quella che gli chiede conto della sua effettività e consistenza nella pratica organizzativa ed economica
• quella che lo mette di fronte alla necessità di una diversa organizzazione per consentirgli di adeguarsi alle nuove istanze della trasformazione.

Queste prove sono intrecciate profondamente le une con le altre; ciascuna, infatti, influisce e condiziona le altre. Per esempio, se guardiamo il lavoro come strumento e dono, “via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale”[1], un lavoro insomma che consente il compimento dell’uomo, ci stiamo muovendo sul piano del suo senso. Ebbene questo sguardo – e le risposte che genera – condizioneranno anche quello della sua effettività perché prevarrà la preoccupazione e l’impegno a costruire un’economia capace di creare lavoro in abbondanza e non di risparmiarlo facendolo diventare un bene scarso e per pochi. In altre parole le risposte dal campo saranno coerenti con le premesse del significato. Al tempo stesso il senso del lavoro così accolto condizionerà anche il modo con cui sarà organizzato e le pratiche che verranno realizzate nella conduzione quotidiana degli affari e nella gestione delle persone. Se attribuisco questo significato al lavoro, la sua organizzazione, infatti, non guarderà all’efficienza come a un fine e strumento per massimizzare i profitti, ma la considererà un buon parametro cui attenersi per non sprecare risorse e, soprattutto, come sollecitazione a offrire servizi e beni di migliore qualità. Sono tre piani dunque – senso, effettività e consistenza, organizzazione – profondamente intrecciati perché “tutto è in relazione”[2]. Sono tre piani di grande concretezza e attualità.

La pandemia infatti ha gettato su di essi un fascio di luce che ne ha illuminato meglio forme e contorni, facendoci comprendere la natura dei nessi che li uniscono. Al tempo stesso questa conoscenza ci sta procurando anche scoramento e preoccupazione. Il tempo che viviamo ci invita allora ad approfondire questa interdipendenza per comprendere come il lavoro possa ritornare a prendersi cura dell’uomo e, nel contempo, come l’uomo possa prendersi cura del lavoro attraverso una economia meno votata al profitto e più interessata alla creazione – sostenibile – di valore.

L’articolo si interroga sugli slittamenti di significato che il termine “lavoro” sta avendo anche a causa delle narrazioni totalizzanti del neoliberismo, cercandone invece il suo valore pedagogico. Un compito che spetta a molti, anche a imprenditori e manager, con la finalità di costruire le condizioni necessarie per assicurare lo sviluppo integrale della persona nei nuovi scenari organizzativi che indicano la fiducia, responsabilità e autonomia come componenti costitutive del lavoro.



Il testo riprende, ampliandone contenuti e riferimenti, la riflessione preparata per il Gruppo Adulti dell’Azione Cattolica di Carpi in occasione del Campo invernale 2021. Parte della riflessione è anche disponibile nel video https://youtu.be/1nhPoHwMAGQ
[1] Papa Francesco, Lettera enciclica sulla cura della casa comune Laudato sì, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2015, 128.
[2] Ibid., 70

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